29 aprile – maggio 1975:  La morte e i funerali

In questa sezione sono riportati gli articoli dei quotidiani inerenti la morte di Sergio e i suoi funerali.

(Per la ressegna dall’ aggressione fino alla morte vedere la sezione: 13 marzo – 29 aprile 1975: dall’aggressione alla morte)

 

La Notte 29 aprile 1975 E’ morto Ramelli
Avvenire 30 aprile 1975 Morto lo studente di destra “sprangato” da ultrà
Un’altra vittima della barbarie
Corriere della Sera 30 aprile 1975 Molinari, una scuola difficile per tutti
Morto lo studente missino aggredito da ultrà di sinistra
La morte lo ha raggiunto 47 giorni dopo l’aggressione
degli estremisti di sinistra
La strategia della tensione ha mietuto un’altra vittima
Ora sugli estremisti pesa l’accusa di omicidio
La Notte 30 aprile 1975 Contro tutte le violenze
Ramelli i funerali in forma privata
Comunicato del comitato di redazione
La Stampa 30 aprile 1975 Morto il giovane neofascista che fu aggredito
a Milano
Il Giornale 30 aprile 1975 Molinari, una scuola violenta
Il Mattino 30 aprile 1975 …E’ morto…
Il Messaggero Veneto 30 aprile 1975 E’ morto il giovane di destra aggredito il 13 marzo a Milano
Avvenire 01 maggio 1975 Commosso cordoglio per Sergio Ramelli
Corriere della Sera 01 maggio 1975 Messaggio di Spagnolli e Pertini alla famiglia
dello studente ucciso
Bisogna mettere al bando i teppisti d’ogni colore
La Stampa 01 maggio 1975 L’omicidio non ha colore
Ai familiari messaggi di Spagnolli e Pertini
La Notte 02 maggio 1975 Ramelli: oggi i funerali in forma privata
Folla commossa ai funerali del giovane Ramelli
L’Osservatore Romano 02 maggio 1975 Oggi i funerali di Sergio Ramelli
Avvenire 03 maggio 1975 Folla ai funerali di Sergio Ramelli,
 Corriere della Sera 03 maggio 1975 I funerali di Sergio Ramelli
Il Mattino 03 maggio 1975  A Milano i funerali di Sergio Ramelli
La Stampa 03 maggio 1975 I funerali a Milano del missino ucciso
L’Osservatore Romano 04 maggio 1975 Ieri a Milano i funerali del giovane Sergio Ramelli
Lo Specchio n. 19 11 maggio 1975 La morte non è uguale per tutti
Il Borghese n. 19 11 maggio 1975 Così finisce uno sprangato nero
Candido n. 19 15 maggio 1975 Ramelli, un morto che fa paura

Con la morte di Sergio aumenta decisamente l’interesse; aumentano gli interventi e i maggiori quotidiani italiani si occupano del caso:  non solo, molte autorità pubbliche e politiche sentono il bisogno di esternare delle dichiarazioni e i messaggi di cordoglio vengono riportati dai quotidiani.

Fa una strana impressione leggere, oggi, la gran parte di questi interventi: ci si imbatte spesso in dichiarazioni che hanno la forma seguente: “Condanniamo tutte le forme di violenza – e quindi, sottinteso, anche questa!”; il che è piuttosto ambiguo. Pochi sentono il bisogno di raccontare la vita d’inferno che Sergio Ramelli aveva dovuto sopportare; quasi nessuno informa del fatto che era stato perseguitato per mesi e mesi a scuola e che la denuncia che egli aveva fatto per le minacce e le percosse era caduta nel vuoto. Che impressione poteva fare, per la famiglia, ricevere lettere di cordoglio dalle più alte cariche dello stato – che al funerale non si fecero ovviamente vive – quando quelle cariche non avevano fattto nulla per difendere Sergio e, con la loro assenza al funerale, aumentavano l’isolamento e la solitudine per altri ragazzi come Sergio e si rendevano corresponsabili di altre vittime? Leggere per credere: molti giornalisti fanno lunghi discorsi, si lanciano in meditazioni ardite per arrivare infine, al termine di lunghi percorsi intellettuali,  a concludere con il principio che, se anche un ragazzo è di destra non è giusto ammazzarlo… Come se, per arrivare a questa sottigliezza metafisica, ci volesse impegno… riletti oggi queste dichiarazioni fanno spavento, anche quando sono scritte con tutta la buona volontà di arrivare veramente a una pacificazione e a una cessazione della violenza.

Va detto, a parziale scusante che il clima non era facile e che già stava cominciando la prassi di gambizzare (o peggio) i giornalisti non allineati o comunque scomodi. Certi atteggiamenti possono essere scusati a causa del clima di paura. Ma alcune deliberate falsificazioni e denigrazioni non possono godere di giustificazione alcuna.

Per comprendere appieno la situazione bisogna ricordare che Sergio Ramelli era membro di un partito, il MSI-DN, che aveva in parlamento una forte rappresentanza (circa l’8%, ovvero oltre 4 milioni di italiani). L’MSI-DN era nato da poco, in seguito alla cosiddetta “svolta” del X congresso del MSI in cui si era deciso di lasciar perdere ogni atteggiamento nostalgicista (Almirante disse: “Il nostro passato si chiama MSI”) e in tale partito erano confluiti personaggi lontanissimi dal fascismo – anche alcuni tra i padri della Costituzione Repubblicana Antifascista ! – . Non c’è dubbio che molte ambiguità permanessero ancora e che il rapporto con il fascismo non potesse dirsi risolto; tuttavia la nascita del MSI-DN segnò un momento assai particolare nella storia del nostro paese e molti giovani entrarono nel nuovo partito con il fine specifico di testimoniare la propria dissidenza rispetto a un clima generalizzato in cui essere comunisti era la norma e la regola. Non si trattava, propriamente, di proclamare un atteggiamento “anticomunista”; come osserva giustamente Nino Nutrizio nell’articolo sopra riportato i giovani come Sergio Ramelli erano accusati di non-comunismo, più che di anti comunismo: troppo forte era il clima di consenso al marxismo per poter ipotizzare altro che una semplice dissidenza rispetto a una linea politica che era divenuta unanimità consenziente.

Fatta questa premessa non si può che stigmatizzare l’atteggiamento tenuto da certi quotidiani, come ad esempio La Stampa, che definisce Sergio “neofascista” (!) e “estremista di destra molto noto” (!!!): non è chiaro a chi fosse noto, dato che lo stesso estensore dell’articolo ammette che l’unica accusa che gli era stata mossa era di “affissione abusiva di manifesti”… Peraltro La Stampa sembra ignorare l’esistenza del MSI-DN:  insiste a chiamare Ramelli “militante del msi” e Almirante “segretario del msi”; per comprendere quanto questo atteggiamento sia politicamente scorretto si pensi a quello che potrebbe essere la nostra reazione se leggessimo, oggi, sulla Stampa, che “Walter Veltroni ha dato le dimissioni da segretario del Partito Comunista Italiano”!!!  In certi altri casi la denigrazione tocca il ridicolo: sulle pagine de l’Avvenire Paolo Farneti, definisce Sergio Ramelli “giovane extraparlamentare di destra”(!) e con ciò sembra ignorare che l’MSI-DN aveva una ricchissima rappresentanza parlamentare. Ma è possibile che Farneti ignorasse questo fatto, che tutti in Italia conoscevano? E se non lo ignorava, come è ovvio, perché definire “extraparlamentari” i suoi aderenti? perché chiamare “gruppuscolo” un partito che – comunque lo si voglia giudicare  – rappresentava 4 milioni di italiani?

Questo atteggiamento ambiguo e poco corretto caratterizza gran parte di quella che, allora, si chiamava “la stampa borghese” (con la nobile eccezione del Corriere della Sera, che seppe offrire un’analisi corretta e seria) e, di fronte ad essa c’è senza dubbio da preferire la condanna dell’assassinio che, con maggiore onestà, offre l’Unità, allora quotidiano del Partito Comunista Italiano.

Particolarmente sgradevole è il trattamento che la maggior parte dei giornali riserva alla questione del funerale che, come è noto, fu proibito: la questura, per ragioni di ordine pubblico (!!!) impedì che venisse fatto qualsiasi forma di corteo funebre, e la bara fu portata in Chiesa in un furgone chiuso, scortato da due auto della polizia.

Ebbene, la triste verità è che la maggior parte dei giornali omette di dare informazioni al riguardo: le uniche eccezioni sono Il Mattino, che parla a chiare lettere della proibizione, L’Avvenire, che accenna a qualche tensione e rivela che, per impedire il funerale, erano stati allertati DUE BATTAGLIONI DI CARABINIERI  (il che la dice lunga) e il Corriere della Sera che racconta come, nell’occasione, la polizia fossa arrivata persino a fermare l’indignato Consigliere Comunale Staiti. Infine il Candido, che offre una dettagliata descrizione dello scandaloso cordone di polizia utilizzato per minacciare di arresto gli amici e le amiche di Sergio. Il Candido affida la descrizione della giornata alla prestigiosa firma di Leo Siegel.

La maggior parte dei giornali descrive invece un clima idilliaco e sostiene che, per volontà della famiglia, i funerali si svolgono in forma privata; alcuni articoli farneticano, addirittura, di un “perdono” che la famiglia Ramelli avrebbe già concesso agli assassini. Si può aver riprova di quanto fossero false queste dichiarazioni leggendo, nelle pagine relative al processo, la reazione che la mamma di Sergio ebbe nei confronti della richiesta di perdono fatta dagli assassini 12 anni dopo. In effetti alcuni giornalisti ammettono che queste cose le hanno solo sentite dire, che non hanno intervistato i genitori, ma che tuttavia non dubitano che le cose stiano così. E’ con un certo imbarazzo che vien fatto da ricordare che un giornale, se vuol essere qualcosa di diverso da un pettegolezzo da parrucchiere, dovrebbe accertarsi delle informazioni che pubblica.

La questione della morte e del funerale di Sergio Ramelli è certo una tra le più odiose pagine della storia della Repubblica. Il modo con cui gran parte della stampa la descrisse costituisce a sua volta una pagina vergognosa per il giornalismo italiano.

 


Rassegna stampa a cura dell’Archivio Storico della Destra Italiana dell’Associazione Culturale Lorien

 

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