A distanza di quaranta anni dall’assassinio di Sergio Ramelli di lui non solo si parla ancora, ma se ne parla sempre di più e in maniera più approfondita. Questo decreta in maniera incontrovertibile la sconfitta di chi, volendo relegare Sergio al “passato” condannandolo alla morte, ne ha proiettato l’immagine nel futuro, con ogni probabilità ben oltre quelle che sarebbero state le aspettative di vita naturali del ragazzo. Non solo il suo ricordo sopravvivrà ancora decine e decine di anni, ma sarà il ricordo di un giovane; Sergio non sarà mai anziano, il suo viso pulito di ragazzo è stato consegnato dai suoi carnefici a un’istantanea che ne ha fatto una icona del libero pensiero, martire ribelle di un sistema che non ha mai saputo riconoscere la profondità del vivere non allineato. I suoi lineamenti, nascosti nelle rughe di molti decenni dopo, non si sarebbero prestati a emblema del romanticismo sempre eterno della giovinezza in lotta. Invece Sergio rimarrà giovane, anche fra cent’anni, come giovane è ancora il suo pensiero. Che ne è dei suoi carnefici? A nessuno in fondo interessa. Sergio non è il primo della storia, sconfitto, ad aver superato nell’onore della memoria i suoi vincitori. È dunque Sergio, nella sua triste vicenda, ad avere vinto.

Si aggiunga che Sergio, nella sua semplicità pure innocente, era uno di noi, un ragazzo come oggi lo siamo noi, e questo elemento ha avviato un processo spontaneo d’identificazione di tutti i militanti del nostro ambiente nella sua figura. Commemorarlo ogni anno il 29 aprile è sentito da migliaia di ragazzi che sono in tutto e per tutto simili a lui. Ciò alimenta, certamente, delle riflessioni che ciascuno di noi può interiorizzare, come fanno le cicatrici sul corpo nelle quali, volente o nolente, prima o poi, ci si imbatte ancora, a testimoniare un passato profondo che è veramente sulla pelle di tutti, ereditato nella tradizione della nostra battaglia.

Ci sono mille ragioni per cui Sergio è intensamente vivo quarantanni dopo, e forse la più evidente siamo noi, che ancora oggi conserviamo commozione per lui pur non avendolo, in molti casi, conosciuto. Quando ci poniamo di fronte allo specchio, in fondo lo sappiamo che Sergio non doveva essere molto diverso dall’immagine che vediamo riflessa, e se non fosse stato per chi lo ha ucciso, questo non lo avremmo saputo mai.

Ecco perché il suo Presente è urlato a squarciagola e ogni 29 aprile, nella notte di Sergio, fra le vie di Milano sorge, inevitabile, un’alba buia e splendida.

Stefano Del Miglio
responsabile
Associazione culturale Lealtà Azione


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