Contro chi diffama la memoria di Ramelli

Dopo la recente intitolazione di un parco giochi a Sergio Ramelli nella città di Verolengo (TO) l’ex sindaco di centro-sinistra, Luigi Borosio, ha rilasciato un’intervista (pubblicata su un settimanale locale) in cui sono contenute affermazioni “frutto di totale e volgare ignoranza, oltre che di palese malafede”, come si legge nella nostra pronta richiesta di smentita al giornale, che potete leggere cliccando qui sotto.



18.07.2025 Lettera inviata al direttore della Nuova Periferia


Testo della lettera inviata alla direttrice della Nuova Periferia

            Gentile direttrice,

La informo che, nella mia qualità di autore del libro “Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura” e in accordo con i familiari del defunto Sergio Ramelli, stiamo valutando le azioni da intraprende nei confronti del signor Luigi Borasio per le sue affermazioni contenute nell’articolo “Tra ‘battesimi’ e polemiche, l’ex sindaco critica le tante scelte dell’Amministrazione”, pubblicato a pagina 37 del settimanale da Lei diretto (n. 28 del 16/ 7/2925), e in ispece per la seguente frase:

«… Sergio Ramelli ucciso durante scontri tra teste calde di destra e di sinistra. Faceva parte di un gruppo di neofascisti extraparlamentari avvezzi alla lotta fisica. È solo un caso se è stato ucciso anziché essere l’assassino».

            Tali affermazioni sono frutto di totale e volgare ignoranza, oltre che di palese malafede. Anche un ragazzino delle medie prima di scrivere aberrazioni di codesta portata avrebbe compiuto lo sforzo di informarsi, magari anche solo su Wikipedia, scoprendo che:

Sergio Ramelli non fu ucciso durante scontri, ma a seguito di un vile agguato, in otto contro uno, sotto casa sua, ripetutamente colpito al capo con chiavi inglesi, morendo dopo 47 giorni di agonia.

Sergio Ramelli non faceva parte di un “gruppo di neofascisti extraparlamentari” ma dell’organizzazione giovanile (Fronte della Gioventù) di un partito democraticamente riconosciuto e rappresentato in Parlamento (Movimento Sociale Italiano).

Sergio Ramelli non era “avvezzo alla lotta fisica”, a meno che si consideri tale l’aver subito decine di aggressioni a scuola e nei pressi della sua abitazione.

Sergio Ramelli non compì mai alcuna azione violenta o illegale, lo accertarono senza ombra di dubbio i magistrati che svolsero le indagini e lo confermarono i giudici del Tribunale.

            Stante queste inappellabili verità, riportate anche in diversi libri di recente pubblicazione e scritti da autori di differenti estrazioni politiche, le menzognere affermazioni del signor Borosio appaiono particolarmente gravi e pericolose, perché dettate da un eccezionale livore ideologico che supera ogni limite di vergogna arrivando a configurarsi come autentico incitamento all’odio.

            Per quanto sopra specificato Le chiedo di pubblicare la presente smentita ai sensi all’articolo 8 della Legge sulla stampa (n. 47/1948), quale rettifica per le sopracitate affermazioni «ritenute lesive della dignità o contrarie a verità, senza con ciò eliminare i danni già prodotti».

            In fede.

Guido Giraudo


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